....in preparazione alla Festa di Teresa.....

  

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“Mie Care, voi sapete che in Società ho bisogno di sante:
dunque nulla più mi sta a cuore che la vostra santificazione”.
(Dagli Scritti di S. Teresa Verzeri)

 

Sorelle carissime,
mentre ci avviciniamo ai giorni che segnano l’inizio della Novena in preparazione alla Festa di Teresa, mi ritrovo spesso a pensare e a pregare per ognuna di voi e per la vita della nostra Congregazione con il desiderio profondo che la nostra presenza nella Chiesa e nella storia odierna possa essere un “piccolo granello di senape” che fermenta e dona senso a noi e a quanti incontriamo sul nostro cammino. Le situazioni, spesso drammatiche, che i nostri fratelli vivono e soffrono, in varie parti del mondo, non possono lasciarci indifferenti o chiuse nei piccoli e, talvolta, falsi problemi che opponiamo al dono incondizionato di noi stesse a Dio e ai fratelli. Siamo chiamate per vocazione a lasciarci interpellare dalle “povertà vecchie e nuove” e, “animate dalla carità del Cuore di Gesù a vivere la nostra consacrazione a Dio nella comunione di vita con le Sorelle e nella disponibilità a farsi tutte a tutti fino al dono della vita” (Cs. 5).
Per questo abbiamo bisogno di coltivare la relazione di amore e adesione al Signore nutrendoci della Sua Parola e del Pane di Vita in una rinnovata esperienza di condivisione fraterna vissuta nella “benevolenza le une verso le altre, nella misericordia e nel perdono vicendevole, come Dio ha perdonato a noi in Cristo”. Ef. 4,32 Solo così, care Sorelle, saremo testimoni credibili del Signore Gesù e potremo ritrovare il “fascino” della nostra chiamata ad essere FSCJ, come i nostri Fondatori ci hanno pensato, risvegliando in noi l’entusiasmo e l’interesse per la missione che Lui ci affida ogni giorno.
Abbiamo bisogno di recuperare la gioia della nostra consacrazione a Dio, di “camminare, come dice Papa Francesco, con quella virtù che è una virtù pellegrina: la gioia!». La bellezza e l’attrattiva della vita consacrata, infatti, è data dal permanere nella gioia che trova la sua radice nell’ascolto credente e perseverante della Parola di Dio. (cfr. Lettera Rallegratevi).

Il ritorno al Vangelo, a cui ci richiama il Documento del XXVIII Capitolo Generale, ci offre l’orizzonte per rimanere alla scuola del Maestro, della Sua Parola di Vita, ad accettare di lavorare nella sua vigna, aperte al “bene possibile” per realizzarlo insieme, a “misurarci con certezze provvisorie, con situazioni nuove, con provocazioni in processo continuo, con istanze e passioni gridate dall’umanità contemporanea”, rimanendo fedeli al Signore e a proseguire nel “cammino di comunione e di discernimento per scrutare l’orizzonte della storia ed essere dono nei tanti crocevia del mondo e delle culture” (cfr. Lettera Scrutate). Con questa disponibilità di cuore e di mente rimaniamo aperte e creative, nell’Anno dedicato alla Vita Consacrata, come occasione propizia per risvegliare in noi la chiamata a vivere la Grazia della santità nei frammenti della nostra debolezza e provvisorietà. Santa Teresa, alla cui intercessione ci affidiamo, ci ottenga dal Cuore di Gesù tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per camminare la via della santità.
A tutte auguro Buona Festa. Con affetto.

                                                                                                   Suor Beatrice Dal Santo
                                                                                                   Superiora Generale
                                                                                                   Roma, 14 ottobre 2014


                                                                                             

                                                                                              

 

 

da Pontecorvo dopo 139 anni...

Le Figlie del Sacro Cuore di Gesù
salutano la Città

 

 

 

Saluto della Madre Provinciale,

Sr Lorenza Morelli,

alla popolazione di Pontecorvo

29 maggio 2014

 

 

 

     Eccellenza reverendissima, Monsignor Gerardo Antonazzo, Rev. ndi Sacerdoti, Suore, Autorità tutte qui presenti, amici e parenti delle nostre suore, abitanti di questo paese: a voi il grazie per essere qui questa sera con noi.
Insieme abbiamo reso lode al Signore per il bene, che con la sua grazia le nostre sorelle hanno potuto realizzare in questi 139 anni di presenza in questa realtà. La S. Messa, che abbiamo appena celebrato, è stata un rendimento di grazie per ciò che il Signore ha operato ed opera nella storia di ognuno di noi e quindi nella storia della realtà che ci troviamo a vivere. E oggi, in particolare, ci troviamo a celebrare le meraviglie che il Signore ha compiuto attraverso la disponibilità di tante F. S. C. che hanno donato il loro tempo, e perché no, la loro vita per l’educazione di tanti giovani a loro affidati.
     Non possiamo non pensare a quel lontano maggio 1875, quando un gruppetto di nostre sorelle, accompagnate da Madre Elena Ottini, diedero inizio all’opera, che si è poi prolungata nel tempo, di accoglienza di fanciulle bisognose di affetto, di istruzione. E questa apertura, leggiamo nelle Memorie dell’Istituto, ” fu per opera di un certo Sig. Giuseppe Pellegrini di Pontecorvo che in esecuzione dell’ultima volontà d’un suo fratello, recentemente trapassato, desiderava aprire nel suo paese natale , un orfanatrofio per le fanciulle povere, ed offriva perciò alle Figlie del S. Cuore, di cui prediligeva l’Istituzione , la stessa sua casa e un bel capitale”.
     Gli inizi non furono facili, ma le difficoltà e l’amore con il quale sono state affrontate sono scritti in cielo e sono stati di stimolo e coraggio a continuare per tanto tempo un servizio importante per il bene della Chiesa quale è la formazione della mente e del cuore dei giovani. Non possiamo non fare memoria, in questo momento ciò che
avvenne il 1° novembre 1943: leggiamo sempre nelle Memorie dell’Istituto che “la cittadina di Pontecorvo fu presa di mira dagli Americani, alle ore 10 del giorno dei Santi: fu colpita in pieno e ridotta ad un mucchio di macerie. Anche la casetta nostra ebbe la stessa sorte, seppellendo nelle sue rovine tutte le religiose di quella comunità” Sono 17 le sorelle morte in quella circostanza che riposano nel cimitero di Pontecorvo visitate spesso, ancora ora, da parenti, amici o persone riconoscenti. Ma lo zelo per l’educazione non ha fermato le F.S.C., convinte che “l’educazione è ministero altissimo”, come scrive la nostra Fondatrice, e appena possibile, ripresero a lavorare dando avvio all’ attuale costruzione che accolse tante bambine/i, ragazze/i, molte delle quali ora già madri padri e anche nonne/i che hanno donato e donano ai loro figli ciò che hanno ricevuto dalla vicinanza calda e premurosa delle nostre suore.
     Ciò che si semina con sofferenza e amore resta e porta frutto. E’ la logica del Vangelo “..se il chicco caduto in terra muore porta frutto…” La vita vera nasce dal dono libero, gratuito ed accogliente ed è quello che per 139 anni le nostre Sorelle hanno vissuto chi nelle retrovie e chi assumendo in prima persona la responsabilità di un compito tanto importante e sfidante come è quello dell’accompagnare la crescita dei ragazzi.
     Alla popolazione tutta di Pontecorvo, alle autorità presenti, il nostro grazie sentito per il bene, l’affetto e la stima che hanno dimostrato verso le nostre Sorelle, e vi chiedo di continuare a voler bene loro accompagnandole con il ricordo e l’affetto, ma soprattutto testimoniando, ed è l’augurio che vi faccio, con il vostro modo di essere e vivere ciò che avete ricevuto in dono dalla vicinanza attenta e cordiale delle vostre suore. Grazie ancora di cuore per tutto.

Una testimonianza……
Pontecorvo 31 maggio 2014

Ricordo ancora la tristezza che entrava nel mio cuore quando dalla strada si vedeva “ la punta del collegio“.
     Quanto tempo sarebbe passato prima di ritornare a casa! Come era dura la prima sera, ogni volta che si rientrava tra queste mura quasi tutte noi piangevamo nel nostro letto. E poi… nei giorni successivi c’era una strana normalità… quella che tutti abbiamo nelle nostre case. Quelle camere, i bagni, il refettorio, il famoso stanzone diventava nostro e quell’immenso edificio ad un tratto diventava casa nostra. Qui ci sentivamo al sicuro. Tante di noi hanno imparato qui a dire grazie, per favore, e scusa…
     Qui abbiamo imparato che si può mangiare insieme patatine e salame, la saporita, il budino con la verdura e perché no, anche la nutella a merenda in cui c’era un solo cucchiaio e troppe bocche per leccarlo. E poi c’erano gli scout, le passeggiate della domenica, le recite di Natale, le feste in cui ognuna aveva il sacchettino delle caramelle con il proprio nome scritto sopra; la televisione il giovedì, gli uffici che cambiavano ogni mese, i gatti da raccogliere col panno di lana, l’infestazione dei pidocchi da superare e poi le 4 ore di studio con il famoso diario sulla cattedra della Sig.ra Maria dove rigorosamente si segnava compito e voto esatto o quasi. Chi può dimenticare il rumore delle tapparelle che alzavano le suore quando venivano a svegliarci. E il suono della campanella!
     Vedo ancora Sr Linda in fondo alle scale con quelle campanelle in mano. Che bei ricordi…. la sosta sulle scale della chiesa, le partite a pallavolo. Sr Maria Antonietta che ci buttava le caramelle dalla sua finestra. I pennini e la calamita per raccoglierli quando cadevano. Il lavoretto a 4 fili di Sr Elisa, il chiacchierino di Sr Ignazia, i ricami e centrini di Sr Teresa, le famose caramelle di Sr Lina, le piante di Sr Maria e i fiori di Sr Palmina. Chi scorderà mai il numero sulla biancheria di Sr Antonietta.
     Qui ho imparato a pulire gli angoli dove Sr Lina metteva il dito e il tavolo di Sr Caterina che se non lo sciacquavi e asciugavi bene restava macchiato. Ho imparato che si potevano incartare i panini con la busta della pasta, ma oltre a queste e tante altre cose ho imparato…. che se le cose le vivi insieme è meglio. Quello che ognuno di noi aveva nel cuore qui era più leggero. Non c’erano differenze, eravamo tutte uguali, avevamo le stesse cose e la stessa famiglia. Non potevamo invidiarci né giudicarci.
     Qui sono nati i ricordi più belli di amicizia e di amore senza secondi fini. Qui abbiamo imparato che anche se non avevamo nulla, avevamo un “amico che ci ama”. Nel mio ricordo rimarrà sempre viva l’immagine di Gesù con le braccia aperte che mi ha accolto la prima volta che sono entrata qui, mentre io e mia sorella avevamo appena imparato a camminare. Quello che io sono, quello che noi siamo lo dobbiamo a questo posto e alle suore che non ci hanno messo al mondo, ma ci hanno insegnato a starci e a viverlo come meglio possiamo. Ci hanno fatto scoprire che anche se siamo soli abbiamo dentro di noi la forza per andare avanti e credere in un futuro migliore.
     Con dispiacere si chiude un capitolo della nostra vita che rimarrà vivo nei nostri ricordi e farà sempre parte di noi e di tutti quei bambini e quei ragazzi che hanno vissuto qui con gioia e anche con dolore e anche se il Collegio si chiude per sempre, sarà comunque stata “casa nostra”.
Daniela Cagnin

La vita di Teresa Verzeri in un libro

Le suore, profetesse del welfare

Fresca di stampa la poderosa biografia 



“ La  luce di Dio nell’oscurità.

  Teresa Verzeri: Vita e opere ”

L'autore Goffredo Zanchi:
“tra le donne bergamasche più grandi della storia,
                       fu anche scrittrice”


Articolo di Carmelo Epis tratto da L’eco di Bergamo 26 maggio 2014

Le congregazioni religiose sono al centro di importanti studi storici, che ne confermano l’enorme influsso in campo ecclesiale e sociale. Infatti, hanno garantito la presenza del cattolicesimo negli strati popolari, consentendo alle suore di inserirsi come protagoniste in attività fino ad allora precluse al sesso femminile e di favorire il dialogo in un’epoca di scontro esasperato fra Stato e Chiesa. Ma anche in campo economico: infatti lo sviluppo di intere aree del Nord Italia è stato favorito dalle scuole professionali e di alfabetizzazione avviate dagli istituti religiosi.
     La vasta opera sociale (scuole, ospedali, ospizi, oratori) ha contribuito attivamente al miglioramento della società, ciò che oggi chiamiamo welfare. Anche la Congregazione delle Figlie del Sacro Cuore, fondata da Santa Teresa Eustochio Verzeri, di cui è freschissima di stampa la poderosa biografia «La luce di Dio nell’oscurità. Teresa Verzeri: vita e opere» (Città Nuova editrice, pp. 1.012), scritta da monsignor Goffredo Zanchi, docente di Storia ecclesiastica nel Seminario diocesano e alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, già autore di numerose opere storiche, fra cui la biografia di due Fondatori bergamaschi (Della Madonna e Geltrude Comensoli).

Una donna nata capo
Il volume è stato presentato giovedì sera alla Domus Alexandri na, alla presenza, fra gli altri, dell'autore, della Superiora Generale Madre Luciana Welponer e di mons. Gianni Carzaniga, prevosto di S. Alessandro in Colonna, che per l'occasione ha esposto il registro in cui figura il Battesimo della Verzeri, definita da mons. Zanchi «una delle donne bergamasche più grandi della storia di Bergamo per essere stata non soltanto una grande Fondatrice di un Istituto, ma anche una grande scrittrice per stile letterario e spiritualità. E stata una donna nata capo, una fondatrice che denota grande intelligenza, personalità e capacità, anche quando sperimenta, per vari motivi, sia quell' “assenza di Dio" che ha provato Teresa di Calcutta e negli “anni terribili” in attesa del riconoscimento dell'istituto, sia quell' “aridità di vita" del suo contemporaneo Giacomo Leopardi».
    Teresa Verzeri nasce a Bergamo il 31 luglio 1801 in una famiglia aristocratica. Entra tre volte nel monastero benedettino di Santa Grata in Città Alta per poi uscirne: la prima perché troppo giovane; la seconda per tentare di guidare una scuola per ragazze povere al Gromo, aperta dal canonico Giuseppe Benaglio, esponente del Collegio Apostolico e una delle figure più prestigiose del clero bergamasco dell’epoca; la terza volta, definitiva, per dare inizio, l’8 febbraio1831, alla Congregazione delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù insieme al Benaglio. Il progetto è una sintesi fra contemplazione e impegno nel mondo con l'alfabetizzazione delle ragazze povere, uno dei bisogni più avvertiti dell'epoca.
     I promettenti esordi sono però segnati dalla freddezza del Vescovo Carlo Gritti Morlacchi. Forse perché favoriva una linea teologico – pastorale tardo giansenistica che si discostava da quella gesuitico - romana in cui si riconosceva il Collegio Apostolico e la maggioranza del clero bergamasco, il Vescovo dice alla Verzeri di «non esservi bisogno di nuovi ordini religiosi, dato che la Diocesi ne era già sufficientemente provvista». Teresa Verzeri si vede costretta a trasferire la Casa madre a Brescia, continuando il cammino e facendo conoscere la sua pedagogia educativa che si compendia nella dolcezza. Le Costituzioni sono approvate da Gregorio XVI nel 1941 e definitivamente da Pio IX nel 1847. Dopo una vita tanto combattiva, Teresa Verzeri si spegne cinquantenne il 3 marzo 1852 a Brescia. Nel 1854, con la nomina del nuovo vescovo Pierluigi Speranza, la Casa madre torna al Gromo di Bergamo Alta.

Tanto ancora da scrivere
Pur con la mole della biografia, mons. Zanchi ha sottolineato che “tanto c’è ancora da studiare e indagare su questa Fondatrice”, aggiungendo: “Le Religiose hanno fatto molto nelle parrocchie e nella Chiesa locale. Purtroppo ce ne accorgiamo soltanto oggi con il calo dei numeri delle suore”.
Al termine, suor Rosi Capitanio ha presentato la “Rassegna bibliografica ragionata” sull’Istituto.

Carmelo Epis

Comunità educanti verso nuove sfide

Sabato 17 Maggio 2014, si è svolto a Verona, in Casa Provinciale, il consueto incontro di fine anno pastorale dei Gestori e dei Responsabili didattici, educativo – formativi ed amministrativi che, nello spirito di Santa Teresa Verzeri, lavorano per la crescita dei ragazzi/e nelle nostre Scuole di ogni ordine e grado e in tutte le altre realtà educative: Pensionati, Convitto, Case Famiglia.
     L’argomento di grande attualità: “La questione del Gender tra antropologia, ideologia e sfide educative“, è stato affrontato e sviluppato dal Don Giampaolo Dianin, Rettore del Seminario di Padova e Docente di Teologia Morale.
     L’astrazione teorica e ideologica della questione “gender” esige che venga distinta nettamente l’identità sessuale (cioè la consapevolezza di appartenere al sesso maschile o femminile, biologicamente intesa) dall’identità del “Genere“. Questo significa che, sul piano pratico, essere maschio o femmina può essere totalmente slegato dal diventare uomo o donna.
In questa prospettiva, l’esercizio del diritto di autodeterminazione implica che ogni persona possa scegliere a quale genere appartenere e quale tipo di comportamento sessuale praticare. Si viene così ad assistere, in un mondo globalizzato, al sorgere di particolarismi, che segneranno e già segnano il modo di vivere, di decidere della propria identità e di relazionarsi col mondo e tra gli individui.
     Tutto ciò in una prospettiva di esasperazione della libertà individuale e del soggettivismo, per cui non c’è posto per l’etica, in quanto il soggetto, superando il confine del patrimonio dei valori condivisi, è protagonista della moralità.
     Il “Gender“ è il rifiuto dell’identità, una sorta di indifferenziazione; ma la vera uguaglianza tra le persone non è livellamento, è dialogo senza eliminazione delle differenze che, anzi, sono ricchezza, l’unica ,perché l’essere e l’esserci è dono, la vita ci precede, ha le sue leggi e diventa piena solo se è coerente con la sua essenza.
     La Chiesa, prendendo a cuore il problema, ha riproposto con forza la visione cristiana, recuperando il testo biblico come radice di senso della vita.
La relazione di Don Giampaolo è stata accolta e valorizzata all’unisono; non è mancata da parte sua un’ulteriore opportunità di approfondimento e delucidazione nel raccogliere le domande postegli dagli Educatori. Nelle risposte ha dato importanza ai loro quesiti; ha animato al rispetto delle differenze personali, sottolineando il valore dell’amore come dono di sé nel rapporto educativo, che accetta la fatica di vivere oggi nella complessità e nella necessità di non discriminare alcuno.

La giornata è proseguita con un gustoso momento conviviale e, nel pomeriggio, dopo aver dedicato il lavoro suddiviso in gruppi di interesse alla verifica dell’obiettivo educativo di quest’anno pastorale, è stato lanciato il tema formativo del prossimo anno che, a conclusione della programmazione triennale, ci metterà nell’ottica e nel desiderio di riabitare la terra riscoperta come dono che il Creatore consegna alle creature perché lo amino e lo custodiscano

suor Giovanna Fiori fscj

Per educare un figlio ci vuole un villaggio


Il Colonnato del Bernini è stato pensato per indicare come la Chiesa voglia stringere in un abbraccio tutti i figli di Dio. Sosteneva il suo illuminato progettista: «la chiesa di S. Pietro, quasi matrice di tutte le altre doveva haver 'un portico che per l'appunto dimostrasse di ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella fede, gl'Heretici per riunirli alla Chiesa, e gl'Infedeli per illuminarli alla vera fede», dando così una felice immagine del suo intervento ancor oggi comunemente riconosciuta e accettata. (BAV, Chig. II 22, f. 109v. in Morello Giovanni, Intorno a Bernini. Studi e documenti, Roma, 2008)
Ma nei giorni della Canonizzazione dei due Papi e nel giorno del “grande incontro della scuola Italiana, tutta la scuola Italiana” questo grandissimo abbraccio si sarebbe dovuto moltiplicare per tre, per quattro, per … per farci entrare tutti: circa 500.000 pellegrini chiamati dal Papa perché: “LA CHIESA E’ PER LA SCUOLA”! La C.E.I. si è mobilitata ed ecco grandi preparativi. Le Figlie del Sacro Cuore di Gesù, che hanno ricevuto l’eredità del “Ministero altissimo” dell’Educazione dal D.N.A. dei Fondatori, hanno risposto all’appello del Papa!
Tre delle nostre Scuole sono riuscite a concretizzare la “risposta” inserendo l’imperdibile appuntamento nel calendario, sempre stracolmo di iniziative e impegni: il Seghetti di Verona, la Scuola per l’Infanzia di Cremona, la Scuola Sacro Cuore di Ponte Mammolo. A Verona Suor Marta e nelle altre case sr Giuseppina, sr Massimina, sr Mariagrazia hanno accettato volentieri di organizzare il tutto raccogliendo le adesioni, mettendosi in contatto con i genitori e i loro comitati A. Ge. S. C., facendo elenchi richiesti
dalla CEI con “voci” meticolose e circostanziate e sono riuscite a organizzare le varie comitive che, partendo in qualche caso svegliando l’aurora di quel sabato 10 maggio, sono arrivate, appena passato il mezzogiorno vicino a S. Pietro e sono ritornati nella notte… o meglio, prima che il gallo annunciasse l’arrivo del giorno dopo. Molte persone, invece, con i propri mezzi o con il treno hanno preso con più larghezza i tempi del viaggio. Il mondo della Scuola Italiana si è trovato, dunque, con Papa Francesco per vivere la grande festa dell’educazione e testimoniare che ci sono anche oggi molti che credono nei valori dell’istruzione e della formazione. La partenza delle cinque del mattino è stata preludio di una giornata dove non sono mancate le fatiche.

Una folla di circa 500.000 persone nessuno se l’aspettava - dicevano i garanti dell’Ordine pubblico – nemmeno la gente immaginava l’arrivo di tanta… gente, nemmeno noi che abbiamo faticato ad entrare in Piazza… Fiumi di studenti e genitori e Insegnanti… tutti in cerca di un passaggio, attraverso i vicoli, verso … il Colonnato: tutto sbarrato! Nemmeno noi che siamo rimasti belli pigiati, sotto il sole, e in piedi per ore e ore tra l’illusione di fare un passetto avanti e il dubbio che quelle sedie là davanti, riservate da “tanta organizzazione” ci fossero destinate.
Gli organizzatori del lungo intrattenimento, iniziato sul sagrato dopo troppo lunga attesa, hanno cercato di creare il “clima” di una immensa AULA di Scuola all’aperto, ma ancora bisognava attendere! Hanno fatto distribuire foulards… e addirittura bottigliette d’acqua che hanno spento tanti lamenti. Ci ha preso persino la tentazione di andare a “dare consigli” circa spazi e tempi e, mentre io pensavo che se avessi trovato l’indirizzo giusto avrei anche scritto una e-mail a qualcuno, in un attimo, tutto dimenticato: fatica, sole, pianti, malessere: - Eccolo, è là – Lo vedi?
Tutti lo applaudivano, lo chiamavano: Francesco! Francesco!... foto, saluti, grida di gioia …! e lui, dopo aver cominciato il giro programmato, proprio lì, a due passi da noi, baciato bambini, scambiato la papalina con chi gliene lanciava sempre una nuova si è seduto in cattedra: SILENZIO, parla Lui! A noi che eravamo un po’ amareggiati per tanta fatica dice: “Prima di tutto vi ringrazio, perché avete realizzato una cosa proprio bella! questo incontro è molto buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente, alunni e genitori; statale e non statale… Ringrazio il Cardinale Bagnasco, il Ministro Giannini, e tutti quanti hanno collaborato. (…). Si vede che questa manifestazione non è “contro”, è “per” . Non è un lamento, è una festa!
E allora mi son tornate alla mente le parole sagge che don Carlo (insegnante di Religione alle Superiori di Verona) aveva appena diretto in modo laconico a chi si era lamentato per la stanchezza: “Questo è tempo di soffrire e offrire!” E il Papa ha continuato confidando: “Io amo la scuola, io l'ho amata da alunno, da studente e da insegnante.” Ci ha detto di amare la scuola perché la sua maestra gliel’ha fatta amare.(…) “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po' l'impostazione.(…) Se uno ha imparato a imparare, - è questo il segreto, imparare ad imparare! - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani. Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è uno dei motivi perché io amo la scuola.

Francesco, l’uomo nuovo dell’incontro, dell’apertura ha continuato poi col dirci che la Scuola è luogo di incontro perché tutti noi siamo in cammino… (…) La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! (…) E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L'educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell'educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! (Iury Chechi) Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello attraverso tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l'intelligenza, la coscienza, l'affettività, il corpo, ecc. … Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!
Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve saper parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme! Grazie ancora agli organizzatori di questa giornata e a tutti voi che siete venuti. E per favore... per favore, non lasciamoci rubare l'amore per la scuola! Grazie!
sr Mariagrazia Astori fscj

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