... 190° DI FONDAZIONE...



 190° di Fondazione dell’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù
 
"Tu, o Dio, non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie”.
E’ vero: lodare e glorificare Dio fa bene, anzitutto, a noi.
L’8 febbraio 1831, a Bergamo, è nata la nostra Congregazione, dall’intuizione di mons. Giuseppe Benaglio e dalla tribolata disponibilità della Fondatrice, S. Teresa Verzeri.
Da allora, la terra ha dato il frutto.
Riconoscerlo è gesto di umiltà e confessione di verità, un realistico sguardo alla vita qualche volta incoraggiante e promettente.
Ci siamo ritrovate, da più Paesi, in Città Alta per scrutare il miracolo della terra e dei suoi semi, il calore dei fuochi accesi, nelle vite consumate dalla carità, la danza del vento e il suo soffio su un profetico piccolo gregge, il flusso generoso dell’acqua, benedetta da decenni di storie e di volti. Perché niente è santo se a segnarlo non è l’eterna passione di Dio a plasmare delle vite con la sua stessa santità .
Abbiamo ammirato l’ardore degli inizi, ma anche il nostro di povera gente, felicemente raggiunta da Cristo e ancora incantata dalla vicenda umana e spirituale di Teresa, che è dentro la storia di ognuna di noi.
Un pomeriggio a ricordare, a chiedere Grazia, a sognare… che il miracolo della terra continui, anche solo nella pazienza della semina.
sr G.L.

...A 70 ANNI...

70 ANNI FA LA PRIMA SEDE UNIVERSITARIA DI VERONA NELLE AULE DELL’ISTITUTO SEGHETTI
“Non sempre la storia rende fragile ciò che tocca,
in questo evento ha reso forte il profumo e la presenza della cultura in Verona”.

Queste le parole di apertura di Suor Daniela Perina FSCJ dell’evento che si è celebrato presso l’Istituto Seghetti il 29 gennaio 2021 alla presenza delle massime autorità civili ed ecclesiastiche.
L’evento seguito in diretta da tutti gli studenti dell’Istituto, ha certificato la nascita 70 anni fa della sede universitaria in Verona, che ha visto come protagonista anche Guido Gonella, all’epoca ministro dell’istruzione, che in pieno dopoguerra ha anticipato idee per posare pietre di sapere su cui far camminare il futuro. 
Dall’analisi di alcuni documenti storici dell’epoca, in effetti un semplice quadernetto sul quale le suore annotavano la storia della città, del Seghetti, della società civile, emerge con molta sobrietà e un pizzico di ironia, l’apertura della libera scuola di storia e di scienze sociali.
Con calligrafia minuta e precisa si legge al 27 gennaio 1951 “ i giornali cittadini annunciano la nascita della scuola libera di scienze sociali e storiche che terrà sue adunanze nell’aula magna dell’Istituto…sorride la Madre superiora e con permesso della Rev.ma Madre Generale, consente per due ore al giorno di lasciar occupata la loggia”.
Con benedizione del S. Padre e del Vescovo, il giorno 29 gennaio 1951 si tiene la prima lezione della scuola libera. Il quotidiano dell’epoca l’Arena, plaude alla nascita di questa scuola. Viene letto anche il messaggio di Mons. Grazioli che definì lo scopo di apertura di tale scuola: “ al di sopra dell’uomo a guidare gli eventi, a orientare la scuola verso un superiore destino di bene, sta Dio.
E ci sembra che la scuola veronese abbia capito”. Mentre la celebrazione dell’evento volge al termine, Suor Daniela fa sintesi del messaggio educativo del carisma della Fondatrice, S. Teresa Verzeri: il cuore dell’uomo è sempre quello, attraversando i secoli, e si fa sempre più necessario e cogente portare i giovani a guardare oltre, più in là, oltre ciò che appare irreversibile e invalicabile per dare un futuro diverso e migliore ai ragazzi e al pianeta.

L’Istituto si mantiene come baluardo di educazione cristiana per incrociare i bisogni dei giovani e formarli come persone dedite al bene degli altri e della città perché, come diceva Don Milani, “il sapere serve solo per darlo”.
Per guardare al di là delle nuvole nere che gravano sul nostro futuro e dissiparle con la fede dono di Dio, viene data la parola ai più grandi nel regno dei cieli che si riconoscono nei più piccoli.
Ed ecco la recita solenne e composta dei bambini della classe 5^ elementare che omaggiano i presenti con una poesia tutta veronese di Tolo Da Re-

“ El sospira,
el capisse,
el lassa un testamento:
le me aque a la gente veneta,
a Verona l’anima mia.
Desso l’è in agonia:
el rantola,
el se sbianca, el se tàca a la tera,
el spalanca la boca
come par saludar.
Ormai l’è quasi mar.
Eco, desso l’è mar.

Con l’ultima strofa di Tolo Da Re che ci immerge in tanta veronesità e suggella il valore del sapere nel respiro del cammino educativo …il naufragar m’è dolce in questo mare!
Elena Toso -insegnante

 

...DOPO CIRCA 20 ANNI...


Nembro -Bergamo-

Il saluto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù alla Comunità di Nembro... dopo circa 20 anni al servizio nella Scuola Materna, dell'oratorio, alla Parrocchia, alla Casa di Riposo, alle famiglie.. La vita, tutta la nostra vita, è scandita dal tempo e dai tempi. Anche nella Bibbia leggiamo che c’è un tempo per ogni cosa. Ogni cosa a suo tempo. OGGI, anche per noi, Figlie del S. Cuore di Gesù, è giunto il tempo di lascare questa accogliente e generosa comunità di Nembro. Insieme, abbiamo trascorso, più o meno, una ventina di anni e, in questo momento, penso che in ciascuno di noi qui presenti, in maniera diversa, nel nostro cuore e nei nostri pensieri, si accavallano sentimenti, avvenimenti, emozioni, eventi… forse tanti, troppi, per essere elencati uno ad uno. In questi anni, noi suore, abbiamo prestato il nostro servizio nella scuola, in Oratorio, alla casa di Riposo, nelle famiglie, in Parrocchia. E senza voler escludere nessuna, vogliamo ricordare in particolare suor Nicoletta Andriani, suor Margherita, suor Teresa, suor Fernanda, suor Maria Pia, suor Guglielmina, suor Elisabetta, suor Angela e tante altre che hanno donato un pezzo della loro vita a servizio di questa bella comunità e con noi e per voi hanno percorso un tratto della loro strada.

Ora, vogliamo semplicemente affidarvi due parole:

GRAZIE e SCUSA.

Innanzitutto grazie al Signore per il dono di esserci, per la grazia della vita e della fede. Grazie a voi, ad ognuno di voi, per quanto ci avete regalato in amicizia, affetto, stima, riconoscenza, fiducia. Grazie per aver avuto l’opportunità di incontrarci ed intessere con voi reazioni significative, sincere, ricche di simpatia e di cordialità. Poi la seconda parole: SCUSA. “Scusa Signore! “un’invocazione di perdono, perdono dato e ricevuto, gesto di umiltà, responsabilità, saggezza e il Signore sa quanto bisogno c’è di dar “circolare” il perdono nelle famiglie, nelle comunità, nel mondo. “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Tutto questo non è altro che riconoscerci creature fragili e bisognose degli altri, dell’Altro. Chiediamo perdono se non sempre siamo state testimoni fedeli e gioiose, se non sempre abbiamo saputo interpretare in pienezza le vostre richieste di aiuto, di bisogno, di necessità. Infine vorrei, vorremmo, lasciarvi con quanto papa Francesco ripete alla fine di ogni suo discorso, frase diventata a noi cara e familiare: “Non dimenticatevi di pregare per me”, per noi. E noi lo faremo per voi e vi ricorderemo con gratitudine e riconoscenza. Grazie!

"BUONGIORNO, ECCELLENZA"

“Buongiorno Eccellenza, 
Ci aiuti a capire l’importanza che può avere oggi per noi la fede…
Ci aiuti a capire come la Chiesa possa essere ancora per noi un punto di riferimento…
Come la Chiesa possa aiutarci a leggere i valori cristiani nel contesto politico….”

Sono queste alcune delle domande alle quali il nostro Vescovo, Monsignor Giuseppe Zenti, ha risposto, in una sala pianoforte gremita di studenti insolitamente attenti e silenziosi.

Partendo dal “senso di meraviglia” che ci prende di fronte alla complessità dell’universo e al capolavoro costituito dalla vita, il Vescovo Giuseppe (così ci ha simpaticamente invitati a chiamarlo) ha sottolineato che l’avere fede è, innanzi tutto, atto costitutivo del nostro esistere e del nostro rapportarci con gli altri. 
Senza la fiducia, infatti, le relazioni della nostra vita non avrebbero senso, sarebbero fallimentari.
La fede in Dio costituisce quindi un “di più”, una sorta di valore aggiunto alla nostra umanità.
La Chiesa, comunità di tutti i credenti, molto può fare oggi in termini di vicinanza e di accoglienza (come mostra Papa Francesco, così attento ai poveri del mondo) ma anche la politica, se viene intesa come sforzo autentico, non può costituirsi come una contrapposizione di parti, ma deve operare per il bene di tutti.
Il Cristiano non è tale perché “fa” qualche cosa di diverso dagli altri, ma perché “è” intensamente e l’ateo non è chi non crede, ma chi è egoista. Chi ha fede si contraddistingue per l’amore, anche se si sente fragile e lontano da Dio.
L’intervento del Vescovo si è concluso con un riferimento a Sant’Agostino, grande genio, paragonato a Leonardo!
La dottrina dell’Illuminazione, la memoria, il tempo sono stati i vari, grandi temi del filosofo di Ippona affrontati da Monsignor Zenti con profonda competenza ma soprattutto con genuina passione!

Grazie Vescovo!

FESTA DI FAMIGLIA .. in famiglia

San Felice del Benaco 

domenica 16 giugno 2019

CONSEGNA della NUOVA CROCE

 

 

Sorelle, se è vero che tutto ci costruisce, oggi, abbiamo l’opportunità di crescere nel senso di appartenenza alla nostra famiglia religiosa
Ricevere insieme una nuova croce, un gesto di per sé molto semplice, oggi è per noi molto pregnante e significativo.
Per questo, ben sapendo di aver creato qualche difficoltà, abbiamo voluto che questa consegna non avvenisse in sordina.
Con la croce ci verrà consegnata anche la lettera inviata a suo tempo dalla Madre Generale e un bigliettino sul quale troverete scritta una frase della nostra Fondatrice, presa dal libro dei Doveri.                                        
Il benedizionale che abbiamo pregato ha sottolineato l’aspetto primordiale della croce in senso cristiano, cioè quello redentivo.
Noi, Figlie del Sacro Cuore, aggiungiamo due altri significati, quelli espressi dalla frase incisa sopra e che noi conosciamo molto bene: Cor unum et anima Una in Corde Jesu.
Ecco, questa è la cosa importante: prendere maggiormente coscienza che siamo chiamate a vivere il Cor Unum, oggi, tra di noi, nelle nostre comunità, composte da sorelle molto variegate: sorelle che riescono a dare il meglio di sé, in ogni situazione e in ogni età; altre toccate da malanni di vario genere e quindi più o meno frenate nel loro servizio ed altre ancora ripiegate eccessivamente sui loro bisogni od aspettative.
A tutte noi, qualunque sia la nostra situazione, è rivolto il Cor Unum et anima una in Corde Jesu, espressione che possiamo esemplificare così: unità di intenti, cordialità vissuta, sostegno reciproco nel Cuore di Gesù, quel Cuore che ci sforziamo di imitare nei suoi sentimenti.

Questo sorelle sia il nostro più importante progetto, dovunque siamo e qualunque sia il nostro servizio.

 suor Ernestina Gatti  (superiora provinciale)

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